Bisognava capirlo prima

Aprì gli occhi e avvertì un senso di stordimento e di nausea. Faceva fatica ad alzare la testa, vedeva tutto sfocato. Non riusciva a capire dove fosse, non era la sua stanza da letto. Non capiva se era mattino presto o giorno fatto. La luce era troppo intensa, sembrava fosse mezzogiorno o il primo pomeriggio.

Si sforzava, ma non riusciva a ricordare. Si rese conto che era seduto una sedia. Non aveva forza, ma provò ad alzarsi. Non ci riuscì, si stupì di essere così debole. Si sentiva quasi paralizzato. Si accorse di avere male ai polsi e alle caviglie. Provò ancora ad alzarsi, ma si rese conto che era stato legato.

Non riusciva a ricordare dove si trovasse né cosa fosse accaduto. Si guardò attorno, era in uno studio o in un soggiorno. Un grosso armadio, una libreria piena di vecchi libri messi in disordine, un tavolo, una stufa a legna, due porte di legno scuro, un crocifisso alla parete, una foto di papa Paolo VI, una finestra coperta da una tenda di nylon chiara, grigia di sporco, da cui entrava una luce viva. Girò la testa e vide seduto su una sedia il parroco, don Firmino, che lo guardava senza parlare.

Aveva capito di essere nella canonica, ma non riusciva a capacitarsi perché si trovasse legato alla sedia. Non ricordava nemmeno come vi fosse arrivato né perché. A lui quel prete non era mai piaciuto, non che adorasse gli altri religiosi, ma per don Firmino provava un’assoluta idiosincrasia. Lo sguardo era sfuggente, come di chi ha qualcosa da nascondere, la voce stridula e sgradevole, impossibile ascoltarne una predica senza farsi venire i nervi, la postura, l’andatura gobba, il trascinare dei piedi non ne miglioravano certo l’aspetto. Probabilmente la disistima era reciproca, ma se era stato legato non era di sicuro quella la causa.

Le forze pian piano stavano ritornando. Provò a strattonare la corda che gli bloccava le mani. Non ottenne nulla, la legatura era stretta e robusta.

Gli tornò in mente il motivo della visita. Era a causa del morto che era emerso dalla golena. Era passata una grossa piena e quando si era ritirata l’acqua, in mezzo al fango apparve un braccio umano mummificato. Si scavò e venne alla luce il cadavere del maresciallo Carmine Capuozzo, scomparso alcuni anni prima. Si diceva che fosse scappato con una misteriosa amante, lasciando moglie e figli nella disperazione. Invece era stato ucciso e sepolto nel fiume, buttato in una fossa poca profonda, scavata in mezzo alla terra fangosa. Aveva indosso la divisa e nella fondina c’era ancora la pistola.

Aveva deciso di far visita al curato perché fu proprio lui a mettere in giro la voce della fuga, diceva di aver avuto la confidenza da un parrocchiano di cui, per ovvi motivi, non poteva rivelare l’identità. C’era anche un altro fatto strano, analizzando il cadavere aveva capito che la causa della morte era un colpo sferrato nella zona occipitale e la forma della lesione, da quello che si poteva intuire, visto lo stato del cadavere, sembrava essere compatibile con un grosso crocifisso, almeno a lui era parso di vedervi il calco del corpo di Cristo in croce.

Il parroco si alzò e gli si mise di fronte.

– come ha fatto a capirlo? – disse con la sua stridula voce.

– capire cosa? –

– Dottore, lo sa che dovrò uccidere anche lei, vero? –

– no, non capisco, non so nulla, don Firmino, non faccia sciocchezze. Ci sarà ben una soluzione! –

In quel momento si ricordò che si erano seduti al tavolo e aveva accettato un bicchiere di vino. C’era sicuramente del sonnifero dentro, la beffa era che glielo prescriveva regolarmente lui stesso.

Don Firmino lo guardò negli occhi, per la prima volta in tanto tempo lo fissò dritto negli occhi, sorrideva, di un sorriso malevolo e poi rise, una risata sguaiata e acuta. Lentamente sollevò la tonaca. Le gambe erano bianche e piccole e completamente glabre. Il medico non capiva cosa stesse succedendo. Il prete alzò ancora di più la tonaca. Vide che non aveva indumenti intimi. Vide i peli, neri, folti, e infine ne scorse il sesso, non era quello di un uomo. Don Firmino era una donna. Avrebbe dovuto capirlo prima, ad un medico non dovevano sfuggire certi dettagli, l’assoluta mancanza di barba, l’assenza del pomo d’Adamo, gli strani comportamenti che mostrava precisamente ogni quattro settimane.

– Ho dovuto uccidere il vero don Firmino, per prenderne il posto, il maresciallo perché mi aveva scoperta e adesso tocca a lei e purtroppo non posso neanche darle l’estrema unzione, penso che non avrebbe alcun valore. – disse ridendo.

D’un tratto smise di ridere, brandì un grosso e pesante crocifisso e lo schiantò con violenza sul capo del dottore.

 

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