Organi rari

– Vi assicuro ci deve essere un errore – disse il prigioniero al poliziotto che si era presentato per svolgere le formalità prescritte per gli arrestati. La cella era una cabina con le pareti in vetro blindato fortemente illuminata da una luce chiara che si diffondeva da una lastra di vetro bianco traslucido che fungeva da soffitto. C’era un piccolo tavolo, uno strapuntino di circa due metri, in similpelle bianca, che faceva da letto e da seduta. Tutto era lindo e perfettamente in ordine.

Il poliziotto avvicinò l’occhio al sistema di autenticazione. Sul display apparvero i dati del prigioniero. La procedura di identificazione prevedeva la lettura dei dati anagrafici che il prigioniero doveva confermare se corretti. Era una formalità inutile ed obsoleta, aveva solo un valore rituale.

L’identità del prigioniero era già stata verificata tramite il DNA. Il database centrale conteneva i DNA di tutte le persone presenti nello stato. Ai nuovi nati veniva rilevato al momento della nascita. Gli stranieri dovevano farsi prelevare un campione di saliva prima di poter oltrepassare la frontiera. Non avere il DNA nel database era un reato grave. La polizia ogni tanto faceva dei controlli a caso: nelle strade, nei posti di lavoro, nelle abitazioni. Se risultava che il DNA prelevato non fosse registrato nel database centrale scattava l’arresto immediato cui corrispondeva una detenzione di sei mesi senza necessità di processo.

La completa schedatura dei DNA aveva determinato una riduzione enorme dei crimini commessi e la sparizione completa dei delitti irrisolti. Anche la gestione automatizzata del riconoscimento facciale nelle immagini riprese dalle videocamere di sorveglianza e in quelle raccolte dai social network aveva contribuito al drastico decremento della criminalità. Rimanevano i crimini dettati da impeto, solitamente persone in preda a scompensi psichici, o quelli generati dalla disperazione, poveracci espulsi dal mondo del lavoro, perché non sufficientemente produttivi o perché appartenenti a comparti soppressi per obsolescenza, che delinquevano per bisogno.

Il poliziotto dopo aver letto le generalità al prigioniero e avendone ottenuto assenso, sempre rimanendo fuori dalla cella, gli fece cenno di alzarsi in piedi. Il prigioniero lo fece di malavoglia, quello era il momento in cui gli sarebbe stato notificato in maniera formale il reato di cui era accusato e la pena cui sarebbe stato condannato.

– signor Eschidio Bonnerman, con i poteri conferitimi dal nostro stato e dalla corte suprema di giudizio, conformemente ai voleri della Giunta di Governo e del Massimo Presidente, la informo della condanna per il reato di omicidio commesso ai danni di Rezer Mairton nella città di Moriana il giorno 231 dell’anno corrente. La condanna sarà la morte. Gli organi saranno espiantati e donati al centro trapianti. –

– vi assicuro che non potevo essere a Moriana il giorno 231, ci sono decine di testimoni che potranno confermare che ero qui nella capitale, sono stato tutto il giorno ai laboratori di ricerca! –

– signore, capisco la sua disperazione, ma non riuscirà a smuovermi, non c’è possibilità di appellarsi, il sistema non sbaglia mai.-

– questa volta sì, ci sarà stato un qualche difetto, un guasto, qualcosa, mi creda c’è sicuramente un errore –

– signore può scegliere il suo ultimo pasto, sul tavolo trova il menù – disse il poliziotto rimanendo impassibile

– le ripeto non c’entro!!! Lo volete capire!! –  urlò sbattendo i pugni contro la parete di vetro.

– scelga il suo ultimo pasto, prego –

– ma andate al diavolo voi e il vostro pasto! Almeno ho una consolazione: il gruppo di compatibilità dei mie organi è fra i più rari, me li espianterete pure, ma non serviranno a nessuno! –

– allora nessun pasto? –

– vaffanculo! – fu la risposta

Il poliziotto se ne andò. Le luci si spensero. Nella cella iniziarono ad entrare i gas mortali.

In un ufficio grandissimo e ben arredato, con grandi vetrate che si aprivano sugli imponenti grattacieli illuminati della sterminata città, un uomo anziano leggeva dei documenti appoggiato ad una spaziosa scrivania quando entrò una giovane donna. L’uomo anziano alzò la testa.

– presidente – disse la giovane donna – hanno trovato il donatore, stanotte le faranno il trapianto, si prepari, grazie. –

 

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